DOPO TRUMP COSA POTRA’ SUCCEDERE AI MERCATI FINANZIARI?

Dopo la sorpresa Brexit  ecco arrivare quella di Trump come nuovo Presidente degli Stati Uniti.

Tradizionalmente gli americani sono repubblicani e conservatori, il voto per Trump ha una connotazione populista e arriva da un malcontento della classe media che si è vista comprimere margini e opportunità nel corso di questi ultimi otto anni di crisi e di mandato democratico.

Prima di poter definire gli scenari finanziari i in seguito a questa svolta politica del paese dall’economia più importante al mondo, dobbiamo attendere l’ingresso effettivo del nuovo Presidente, che avverrà nel prossimo mese di gennaio e capire come intenderà mantenere le promesse elettorali.

Intanto,  quali potrebbero essere le aree  maggiormente interessate dai cambiamenti?

In senso ampio si può dire che Trump è favorevole alla crescita dell’economia, che intende supportare con tagli di tasse e incrementi di spesa pubblica specie verso le infrastrutture. Trump non esiterà ad  incrementare il debito pubblico quando sarà necessario.

Trump eredita un’economia sana, che cresce costantemente e che presenta un livello di massima occupazione (4,9% è considerata una disoccupazione di base).

In questa fase le azioni americane sono sicuramente le favorite sia dall’andamento dei fondamentali, sia dalle intenzioni del presidente neo eletto.

Nella prossima riunione della Banca Centrale americana (Fed), molto probabilmente verrà effettuato l’incremento di tasso dello 0,25%, rimandato da tanti trimestri.

I mercati obbligazionari governativi sono di conseguenza destinati a soffrire.

I mercati azionari, invece, si sgraveranno del peso di una decisione rimandata da cosi tanto tempo, che è una dichiarazione implicita della salute dell’economia statunitense.

La politica sull’immigrazione avrà un impatto emotivo che procurerà volatilità.

Anche La volontà di ridisegnare i rapporti commerciali internazionali, specie quelli con la Cina, saranno eventi che procureranno incertezza sui mercati finanziari. Realisticamente si pensa che saranno trattati in maniera meno rigida rispetto a quanto dichiarato in campagna elettorale.  Il motivo principale, specie verso la Cina, risiede nel fatto che si tratta del paese che finanzia la maggior parte dell’attuale debito americano. Oltre a questo, anche per il fatto che l’espansione economica avrà bisogno di  un aumento di debito pubblico, perciò servono acquirenti con grandi risorse come la Cina.

Per quello che riguarda l’Europa, l’elezione di Trump può avere un risvolto populista per tutti quegli eventi di voto che ci saranno da adesso fino a tutto il 2017.

L’azionario europeo gode di ottimi fondamentali, ma soffre di una volatilità indotta dalle incertezze elettorali, che si sommano a quelle innescate dal sistema bancario che ancora non ha trovato una sua chiarezza.  Nonostante questo, le incertezze non stanno penalizzando la crescita economica europea che sta proseguendo positivamente.

Il dollaro americano dovrebbe aver raggiunto il suo obiettivo (1,07 – 1,05) proprio in vista del rialzo dei tassi previsto a dicembre. Non si pensa che il dollaro possa recuperare molto altro terreno perché questo penalizzerebbe troppo le esportazioni.

In questo scenario di dollaro discretamente stabile e di prezzi di materie prime che hanno visto una normalizzazione anche in seguito agli accordi del mese scorso in Algeria relativi al petrolio, i mercati emergenti dovrebbero risultare più forti. Certamente ci sono ancora molti squilibri nelle loro bilance commerciali, però è molto positivo che la Cina confermi di avere una crescita  di oltre il 6%,  tutto ciò darà un buon sostegno alle economie dell’area asiatica. Per quello che riguarda il Sud America la situazione è ancora molto instabile.

Conclusioni:

La volatilità rimarrà un tema ancora attuale, almeno fino a quando il nuovo Presidente non inizierà il suo mandato e si vedrà concretamente come intende  sviluppare  i temi principali di: crescita/inflazione/debito/ accordi internazionali.

L’azionario rimane favorito, come tutte le obbligazioni più speculative, mantenendo il giusto orizzonte temporale che non è inferiore a 5 anni.

Il consiglio di utilizzare strumenti bilanciati e flessibili con un obiettivo di rischio specifico è sempre attuale.

L’azionario direzionale è decisamente molto più volatile e può creare molte più perdite mentre si sviluppa l’orizzonte temporale idoneo.

Inoltre nei fondi flessibili, la parte di azionario viene diversificata e scelta sia in modo tattico che strategico e i mercati emergenti, ancora molto rischiosi, vengono selezionati accuratamente e inseriti nel portafoglio flessibile tenendo costantemente sotto controllo il rischio prescelto.

Vi informo che una casa storica di gestione ha individuato una tendenza a lungo termine (dieci anni)  e aperto un nuovo comparto di sicav ad essa dedicato. Si tratta di un fondo che investe in aziende mondiali (50% USA 30 EU 20 Asia), che già da anni ottengono i loro utili dalla produzione e commercializzazione nel settore della Robotica. Questo può essere un interessante spunto di investimento.

Sono a disposizione per ulteriori chiarimenti.

LE PENSIONI E LO SCONTO IPERBOLICO

Le pensioni sono sempre state un argomento di grande importanza per la programmazione della spesa pubblica e per la tutela sociale nel rispetto della dignità dei cittadini. Come ormai sappiamo tutti, l’Italia non ha usato lungimiranza in questo argomento, né ha insegnato agli italiani ad usarla. Peccato, perché dalle pensioni e dall’attenzione che oggi diamo a questo argomento dipenderà il nostro Futuro Tenore di Vita. Il nostro sistema pensionistico nacque nel dopoguerra, con il Patto della Ripartizione, infatti, le giovani generazioni in attività, si tassavano di contributi per pagare la pensione a quelli più anziani a riposo. Il patto era nobile e l’unico possibile a quel tempo. Ciò che non fu considerato, adeguatamente, fu lo scenario di crescita demografica, che favorì l’aumento dei meno giovani rispetto ai giovani. Sta di fatto che dopo lunghi anni trascorsi a parlare di aria fritta, arriva la scure della Fornero, che non ha fatto altro che dare una logica ai numeri, chiarendo una volta per tutte che i soldi per le pensioni, conosciute fino ad allora, erano finiti, la ripartizione fra generazioni non poteva funzionare più, per tanti motivi ma soprattutto per uno: si vive più lungo! Questo non scuote gli italiani, che si ostinano ad ignorare il problema. Non basta aver loro detto che andranno a pensione a 70 anni, con una pensione ridotta del 50% e che se vuoi andare prima non avrai neppure quello. I Fondi Pensione sono sconosciuti, gli sconti fiscali generosi sui PIP (Piano Individuale Pensionistico) totalmente ignorati. Per capire il fenomeno si riprende un concetto di Finanza Comportamentale chiamato: Sconto Iperbolico (esagerato). In breve significa che, contro ogni logica si tende a concedere uno sconto “psicologico”, molto elevato ad un evento economico molto distante nel tempo. Normalmente lo sconto più alto si offre sul breve termine: incasso subito i soldi, perciò sono disposto a concedere uno sconto più alto, piuttosto che aspettare anni prima di disporre della cifra. Lo sconto iperbolico invece sovverte questa logica, a favore di una decisione “Emotiva” che dice: meglio un uovo oggi che la gallina domani! Perché devo rinunciare a qualche risorsa oggi per costruirmi una pensione futura? Meglio spendere 100 Euro oggi che averne 200 domani! Chi lo sa se sarò vivo? Invecchiando avrò meno esigenze! Bene a tutti coloro che la pensano così chiedo di riflettere su una semplice domanda: oggi riuscirebbero a vivere i parenti e amici pensionati con una pensione ridotta della metà?

PROTEGGERE IL CAPITALE (IV PARTE) ORO COME SI COMPRA

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PROTEGGERE IL CAPITALE (IV PARTE)

ORO COME SI COMPRA

Elisabetta Beghelli: Pianificatore finanziario certificato European Financial Planner and Adviser

e.mail: elisabetta.beghelli@finanzaefuturo.it

 

L’oro è una materia prima speciale, ogni giorno il suo prezzo viene stabilito in dollari americani sulla piazza di Londra. Sono milioni i contratti giornalieri di acquisto e di vendita, oltre il 60% di questi non riguarda l’oro fisico, ma l’oro Finanziario. Vediamo quali sono i principali strumenti di compravendita. L’oro fisico si acquista presso i negozi specializzati in monete e lingottini. Da preferirsi le “stelline oro” per il loro piccolo taglio, perché hanno una quotazione ufficiale giornaliera (sul Sole24ore) e le commissioni massime del 3%. Si può comprare oro fisico anche tramite i Certificati Nominativi rappresentativi dell’oro. Si apre un conto di custodia on line presso i commercianti d’oro e viene consegnato un certificato al posto dell’oro fisico. Da verificare bene le garanzie offerte, dove sono custoditi i lingotti, sarebbe bene fare un viaggio per assicurarsi che tutto sai veritiero prima di acquistare. Normalmente i depositi sono presso banche svizzere. Il certificato è il sistema diretta meno oneroso per possedere oro fisico, che ne garantisce lo stato di purezza e il peso, detto di “Good Delivery” (buona consegna). Esiste, inoltre, l’ETC(Exchange Traded Commodity) quotato in Borsa, rappresentativo di certificati di oro fisico. Lo strumento ha però già un contenuto finanziario. Infatti, il suo valore segue le aspettative future sul prezzo del metallo, oltre alla sua reale quotazione giornaliera. Bisogna rivolgersi a emittenti che offrono garanzie solide, che usano strumenti di grande liquidità e trasparenza di prezzo. Arriviamo, infine, alla massa enorme di strumenti finanziari “Derivati”, che non rappresentano l’oro fisico, ma pura speculazione finanziaria. Sono, principalmente, gli ETC e i Future quotati nelle Borse Valori, il loro sottostante è una pura scommessa sul futuro valore dell’oro, hanno effetto leva, (quindi si può speculare su un capitale molto più alto del capitale investito). Si può puntare sia al rialzo che al ribasso, l’operazione richiede pochi secondi sulle piattaforme web. Prima di comprare oro, il consiglio è di approfondire con uno specialista l’argomento. L’oro ha un’ oscillazione di prezzo media annua storica del 30%, come le azioni in Borsa. Inoltre, è importante capire in che modo si potrà rivendere. L’evoluzione del suo ciclo economico è di 100 anni e su questa base temporale si dovrebbe valutare l’investimento. I re  come i corsari hanno accumulato oro, che è sopravvissuto a loro stessi, non è sempre stato facile capire che e in quale misura ne abbia goduto i benefici!

COME PROTEGGERE IL CAPITALE (II PARTE)

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COME PROTEGGERE IL CAPITALE

(II PARTE)

Elisabetta Beghelli: Pianificatore finanziario certificato European Financial Planner and Adviser

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L’investimento più popolare fra i risparmiatori italiani è rappresentato dalle obbligazioni. Fino a pochi anni fa, era ritenuto un valido supporto per accantonare risorse liquide per la propria famiglia. Si poteva contare, infatti, su una concreta stabilità, per i titoli di stato e di banche, una certezza di rendimento e di rimborso. Le cose sono cambiate drammaticamente in breve tempo e nonostante non ci si attenda eventi catastrofici, oggi diventa necessaria una maggiore diversificazione del proprio capitale, per proteggerlo dai rischi di bruschi cali di prezzi, oppure semplicemente dalla svalutazione. La domanda è semplice: riusciremo a difendere il potere di acquisto del capitale investendo in titoli di stato e di banche in Euro? Quali prospettive ha la divisa unica di rivalutazione o di svalutazione per i prossimi anni? La forte recessione economica, i dati di bilancio fortemente diversi fra i paesi dell’Unione Europea, disegnano uno scenario di debolezza strutturale dell’Euro, necessaria a dare ossigeno ai paesi più in difficoltà. Peccato però che siamo grandi importatori di beni e servizi, oltre che di materie prime e tutto questo è pagato in dollari americani. Quindi: ad una svalutazione dell’euro, corrisponde un aumento del costo dei beni e servizi che utilizziamo. Ciò comporta una automatica perdita di valore dei nostri soldi che si traduce in inflazione. Come ci si può difendere da questo? Uno degli strumenti più utili è senza dubbio l’acquisto di strumenti finanziari diversificati in valute difensive: il dollaro americano è una di queste. Si tratta, infatti, della principale divisa di riferimento al mondo, usata per oltre il 60% delle transazioni commerciali e che rappresenta un’economia flessibile, democratica, con i valori di PIL (Prodotto Interno Lordo) più grande al mondo. Già un anno fa avevo parlato di diversificare i risparmi in dollari americani, ad oggi questo avrebbe prodotto oltre il 15% di guadagno. Il consiglio è, ancora, di iniziare ad utilizzare, se ancora non lo si fosse fatto, strumenti finanziari specializzati in dollari americani, e in particolare, quote di fondi comuni di investimento in obbligazioni internazionali, di gestori di lunga esperienza e comprovata efficienza. In questo modo, infatti, potete diversificare meglio i principali rischi finanziari, più che in qualunque altra forma. In conclusione, il consiglio della nonna di non mettere tutte le uova nello stesso paniere è sempre di grande attualità.

ESSERE PREVIDENTI LA VERA TUTELA DEL PATRIMONIO

Il Denaro e il Patrimonio acquistano un senso e un valore quando legano il Presente al Futuro.

Infatti, che senso avrebbe accumulare risorse con fatica, se non  avessimo la ragionevole certezza che queste potranno essere trasmesse alle nostre generazioni? Le riserve consentono a noi stessi e ai nostri discendenti di vivere in maniera più agiata e di portarci oltre i confini della vita, con la perpetuazione dei nostri geni. Ecco allora che oltre a costruire il Patrimonio le persone dovrebbero pensare a proteggerlo.

I maggiori rischi che il nostro patrimonio può incorrere sono specifici, cioè legati alla natura dei beni di cui è composto: immobili (invecchiamento, tasse, cambiamento di abitudini di vita della società), beni rifugio (valutazione di Oro, diamanti, quadri d’autore), beni finanziari (restituzione del capitale, svalutazione della moneta).

In questo caso un’attenta Diversificazione e una Previsione su come evolverà l’economia locale e globale, aiuteranno a proteggere meglio il Patrimonio. Prevedere non è facile perché la nostra natura tende a dare valore a ciò che “in passato ha avuto valore”, piuttosto che sforzarsi di capire dove il mondo sta andando.

I rischi non sono solo di natura Oggettiva, ma anche di natura Soggettiva.

Infatti, il patrimonio non si accumula da sé, sono le persone che lavorano e che se ne occupano ad avere un ruolo fondamentale per la sua tutela. I Rischi soggettivi sono di molte tipologie: rischio di vita, fra cui comprendiamo gli infortuni, la malattia, l’invalidità, il decesso. In questo caso tutti potrebbero proteggersi con facilità dalla malasorte, ma pregiudizi e superstizioni lo impediscono. Pensate che solo il 6% del capo famiglia in Italia tutelano la propria famiglia con polizze di puro rischio!

Esistono anche altri rischi di tipo professionale, cui seguono contenziosi civili, penali, di diversa natura. Qui le polizze sono più numerose, ma i risarcimenti sono a volte modesti e i giudici spesso invadenti, includendo nel blocco tutti i beni, in attesa di verificare responsabilità e danni. Gli esiti su ciò che resterà del Patrimonio sono incerti e lontani nel tempo.

Rischi oggettivi e soggettivi ci affiancano tutti i giorni, il rischio non si può eliminare ma certamente si può gestire. Se volete saperne di più, potete venire ad ascoltare la conferenza che terrò su questa tematica stasera 15 novembre alle ore 20,30 organizzata in collaborazione con la Confartigianato di Borgo San Dalmazzo in Via Largo Bertello. Altre informazioni sul sito www.elisabettabeghelli.com

COS’E’ IL FONDO COMUNE D’INVESTIMENTO? (II PARTE)

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COS’E’ IL FONDO COMUNE D’INVESTIMENTO?

(II PARTE)

Elisabetta Beghelli: Pianificatore finanziario certificato European Financial Planner and Adviser

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Per affrontate il futuro incerto, l’arma vincente è la Diversificazione. Lo strumento finanziario che per sua natura esprime al meglio questa caratteristica è il Fondo Comune di Investimento. Con  l’acquisto anche di una sola quota del valore di pochi euro, possiamo investire su centinaia di diversi strumenti finanziari, proteggendoci inoltre anche dal rischio di fallimento della banca che lo distribuisce. Cerchiamo oggi di capire come fare a scegliere il Fondo giusto per noi. Si tratta per il vero di un lavoro specialistico, ma non scoraggiamoci e puntiamo all’essenziale. Una volta che abbiamo deciso quale Rischio assumerci e il conseguente Orizzonte Temporale del nostro investimento, suddivideremo il nostro capitale in aree con rischio diverso. Potremo acquistare, per esempio, fondi obbligazionari che investono in Italia, in Europa, obbligazioni internazionali di economie sviluppate e di paesi emergenti. Oppure fondi azionari, suddivisi per area geografica e per tipo di azioni: grandi aziende (Large Caps), o piccole e mede imprese (Small ad Medium Caps), Cosa importante da considerare è la valuta in cui investe il Fondo. Per esempio, se vogliamo investire in obbligazioni internazionali, sarà il dollaro americano la valuta prevalente. Se non volessimo introdurre un altro elemento di rischio, potremo scegliere un Fondo con il cambio coperto, questa formula viene chiamata Hedge (protezione). Quindi attenzione, perché la quota del fondo è espressa di solito in euro, ma in mano potreste avere un’altra valuta, che se si svalutasse potrebbe procurare del danno. Procedendo nella scelta, dovremmo poter comparare fra loro più fondi con caratteristiche simili e poi fare un confronto con il Benchmark (riferimento di mercato). Ci sono poi alcuni Istituti di ricerca indipendenti, fra cui Morningstar, che attribuiscono ai fondi un numero di stelle, variabile da zero a cinque, un po’ come gli hotel, con la differenza però che un fondo da 5 stelle può l’anno dopo essere valutato solo 1 stella! Infatti, a differenza degli hotel, la valutazione è sempre ex-post, cioè successiva. Il turnover sul podio dei migliori è sempre molto elevato e non esiste un gestore bravo a fare tutto. Una Finanza così complicata premia la ricerca, lo sviluppo continuo di nuovi modelli matematici per il controllo del rischio e la specializzazione su aree geografiche e tipologie di strumenti. Per poter essere sicuri di aver fatto una buona scelta, è necessario applicare costantemente un monitoraggio, verificando la qualità di quello che abbiamo acquistato o che ci piacerebbe in futuro acquistare.

COS’E’ IL FONDO COMUNE D’INVESTIMENTO? (I PARTE)

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QUANDO TUTTO CAMBIA CAMBIA TUTTO:

COS’E’ IL FONDO COMUNE D’INVESTIMENTO?

(I PARTE)

Elisabetta Beghelli: Pianificatore finanziario certificato European Financial Planner and Adviser

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Negli ultimi quindici anni l’Economia è cambiata e così anche il suo regolatore monetario che è la Finanza, ma ancora molti risparmiatori non se ne sono accorti. Si susseguono critiche, spesso giustificate, al sistema bancario, si lamentano perdite di valore e incremento del rischio.

Il nodo cruciale da risolvere è: se tutto è cambiato, vale la pena continuare ad investire guardando al passato?

Il primo strumento che i risparmiatori hanno a disposizione per contrastare il rischio della Nuova Finanza e quindi tutelare i propri investimenti è la Diversificazione. Diversificare significa suddividere su moltissimi strumenti finanziari con caratteristiche completamente diverse fra loro i nostri investimenti. Se investiamo il nostro patrimonio in azioni della Banca Pippo, depositi della Banca Pippo, obbligazioni emesse dalla Banca Pippo e fondi della Banca Pippo, noi abbiamo in realtà diversificato. Infatti, con le azioni, i depositi e le obbligazioni, noi ci accolliamo il rischio di fallimento o di dichiarazione dello stato di crisi della Banca Pippo. Il fondo della Banca Pippo, ci fa fare un passo avanti nella gestione del rischio, perché contiene centinaia di azioni e/o obbligazioni diverse rispetto a quelle proprie. L’unico problema sta nel conflitto di interesse: siamo sicuri che il mercato non offra soluzioni con rendimento ed efficienza superiori? La nostra maggiore tutele starebbe nel fatto di poter scegliere fra più Fondi, comparandoli fra quelli con caratteristiche simili. La Diversificazione ci aiuta, però, a raggiunger lo scopo principale che la Protezione del Capitale. Lo strumento più efficiente in questo senso è rappresentato dalle quote del Fondo Comune di Investimento. Con esso milioni di risparmiatori in tutto il mondo, da più di cinquant’anni, hanno unito le forze, prestando denaro ad aziende, banche e stati. Cosa hanno ottenuto? La riduzione del primo rischio in assoluto che ha il capitale cioè quello di non essere restituito, oppure di essere soggetto a restrizioni o ristrutturazioni. Questo è uno degli scopi della Buona Finanza: trasferire la ricchezza da coloro che non sanno come usarla, al altri che invece vogliono investire nell’economia reale, riducendo contemporaneamente i rischi per tutti. Ma il Fondo Comune di Investimento ha un altro importante vantaggio: il suo patrimonio è totalmente Autonomo rispetto a quello della banca o della società di gestire il fondo. Nel caso di dichiarazione di stato di crisi la Banca Pippo non  potrà vantare alcun diritto su di esso! Di questi tempi non è un argomento da sottovalutare.

DERIVATI A LEVA

I derivati sono strumenti preziosi per la gestione del rischio, il problema nasce quando si usa una leva finanziaria selvaggia. Vediamo perche.

La finanza “creativa” e la leva finanziaria sono cresciute insieme ai derivati “dannosi”. La prima si è occupata di creare strumenti finanziari particolari, con lo scopo di creare guadagni rapidi e facili, con la complicità della seconda.

Per leva finanziaria qui si intende la possibilità di acquistare o vendere una grande quantità di beni senza avere soldi o i beni stessi.

I derivati sono divisi in due categorie: i “Future” trattati nelle borse valori e i contratti “over-the-counter” (fuori dallo sportello) molto più numerosi, che navigano in un universo grigio, dove tutto è possibile basta trovare una controparte.

Immaginate di poter acquistare a una data futura una tonnellata di grano, pagando (o facendosi prestare dalla banca) solo il costo di 100 kg. di grano. Alla scadenza non c’è l’obbligo di ritirare la merce, ma solo di incassare o pagare la differenza fra il prezzo stabilito alla stipula del contratto o quello di mercato.

Quindi, non si tratta di una transazione commerciale, ma solo di una speculazione, che non si basa su una realtà economica, perché l’acquirente non ha il denaro, né l’intenzione di acquistare la merce. Pensate che si può anche fare il contrario, cioè vendere ciò che non si ha, garantendo la vendita sono con il 10% del valore del contratto. Il motivo è semplice: il guadagno (e la perdita) è tanto più alto quanto più alta è la leva usata. Bastano piccoli investimenti per poter avere guadagni (o perdite) molto rilevanti.

Questo si può fare con tutto: materie prime, valute, azioni, obbligazioni, tassi, oro. La leva nei contratti over-the counter non è regolamentata e può arrivare anche a 200 volte il valore del contratto sottostante.

E’ evidente che si crea un’economia fittizia, in grado di creare però forti turbative di prezzo, anche su beni di prima necessità-

Si stima che i derivati oggi siano nove volte il Pil mondiale, e sarebbe veramente opportuno che fossero regolati in modo chiaro.

Purtroppo non tutti sono d’accordo, perché oltre ai guadagni (o perdite) facili, i derivati possono essere utilizzati proprio come armi, per creare disordini e mettere in difficoltà le nazioni, questo lo vediamo tutti i giorni anche con le speculazioni sugli spread dei titoli di stato.

A COSA SERVONO I DERIVATI

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A COSA SERVONO I DERIVATI

Elisabetta Beghelli: Pianificatore finanziario certificato European Financial Planner and Adviser

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Lo strumento finanziario derivato, che sinteticamente rappresenta un impegno, o vedremo anche un’opzione, di acquistare o vendere ad una data futura un bene (per esempio azioni, obbligazioni, merci, tassi di interesse, valute), è evidentemente una scommessa speculativa che produrrà un guadagno per una controparte e una perdita per l’altra. Il termine speculazione è inteso coma la capacità di prevedere l’andamento futuro del prezzo del bene sottostante il contratto. I derivati sulle merci, sulle valute e sui tassi, sono i derivati più diffusi e sono strumenti di grande utilità, vediamo perché. Quando un’impresa produce dei beni destinandone una parte all’esportazione, si trova davanti a numerose incognite. Per esempio: il prezzo delle materie prime necessarie al processo produttivo, ma anche quello a cui cambierà la divisa estera ottenuta in pagamento. Come fare quindi a garantirsi un adeguato ritorno del capitale, con tutte queste incognite? Semplificando molto: l’impresa stipulando un “Future” sulle merci, può stabilire già oggi cosa pagherà ad una data Futura la materia prima e già oggi può stipulare un Future sul tasso di cambio (es.euro/usd), così saprà anche quale prezzo incasserà dalle sue esportazioni. Facciamo ancora un passo avanti parlando del contratto derivato sui tassi di interesse: IRS. La stessa impresa per finanziarsi aveva stipulato un mutuo a tasso fisso perché in quel momento sembrava la decisione più efficiente. Le previsioni sui tassi sono cambiate radicalmente e il tasso variabile è diventato molto più conveniente. Se vuole, può stipulare un contratto derivato sui tassi chiamato “interest rate swap” (in inglese scambio del tasso di interesse), da cui l’acronimo IRS. In questo modo, senza cambiare nulla del suo contratto originario, alla scadenza della rata del mutuo, avverrà uno scambio di denaro relativo alla differenza fra il tasso fisso del muto e il tasso variabile esistente in quel momento. Se la differenza è positiva per lui egli incasserà dei soldi che andranno a ridurre il costo del suo finanziamento originario. Evidentemente non si ha la certezza della convenienza dell’operazione. In questo caso, pagando un “premio” l’azienda si potrebbe comprare l’Opzione di adempiere o meno l’obbligo contrattuale. Quindi l’azienda pagherebbe solo il “premio” alla scadenza prevista, nel caso di non convenienza del contratto IRS. I derivati, quando sono usati per contropartite legato a valori concreti economici, sono strumenti preziosi per la gestione dei rischi, il problema è la leva finanziaria come vedremo la prossima volta.

IL FALLIMENTO “ORDINATO” DELLE BANCHE

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IL FALLIMENTO “ORDINATO”
DELLE BANCHE

Elisabetta Beghelli: Pianificatore finanziario certificato European Financial Planner and Adviser

e.mail: elisabetta.beghelli@finanzaefuturo.it

 

Dopo una lunga trattativa, I 27 paesi dell’ Unione Europea hanno raggiunto un accordo di massima su un nodo fondamentale del sistema di stabilità finanziaria, si chiama: Fallimento “Ordinato” delle Banche. I paesi membri UE hanno deciso di trasferire la Vigilanza Creditizia dagli stati membri alla Banca Centrale Europea. Si tratta di una decisione storica, che condurrà gradualmente verso l’auspicata Unione Bancaria. Vediamo nella pratica cosa significa. Fino ad oggi nel caso di dichiarazione di stato di crisi di una banca, di norma interveniva lo Stato a colmare le perdite con il denaro pubblico, però ogni paese membro dell’unione era libero di comportarsi come meglio credeva, a volte facendo intervenire gli obbligazionisti, altre i correntisti e via dicendo. Dal 2018, anno in cui entrerà a regime la nuova normativa, invece, gli stati sovrani non interverranno più con le risorse pubbliche a ripianare i debiti (..missing..) sistema bancario, ma si procederà a coprire le perdite prima facendo intervenire gli azionisti, poi gli obbligazionisti meno garantiti, fino alla concorrenza dell’8% dell’attivo della società, poi se ne parlerà e potrà anche intervenire un fondo speciale europeo. A tutti gli effetti entra in funzione la CAC (Clausola di Azione Collettiva), che punta proprio a far partecipare i detentori di obbligazioni, con il capitale a suo tempo versato alla banca come prestito, trasformandolo parzialmente o totalmente, a tutti gli effetti in capitale di rischio, cioè in azioni. Dopodichè il capitale raccolto come azioni, sarà destinato a coprire i buchi di bilancio. Dovrebbero essere salvi i conti fino a 100.000,00 euro, tutelati da un Fondo di prossima costituzione. Speriamo che abbia a disposizione risorse sufficienti, visto che quello presente in Italia è così limitato che potrebbe far fronte al fallimento solo di una piccola banca. Diventa sempre più importante avvalersi del consiglio della nonna, che ci mette in guardia dal mettere tutte “le uova nello stesso paniere”, che in una parola significa Diversificare. La Diversificazione è l’unica arma che può difendere il nostro capitale da eventuali sfortunati e troppo spesso imprevedibili (….missing…). A volte viene sottovalutata, oppure non si riesce a capire come effettuare una sana diversificazione. Tenete presente che la prima distinzione va fatta in termini di emittenti obbligazionari. Ciò significa che non è sano investire tutto il nostro capitale in un unico tipo di obbligazioni, magari tutte emesse dalla stessa banca. Inoltre, a maggiore tasso corrisponde un maggior rischio e i “pasti gratis” in finanza non esistono!